A 30 anni dalla pubblicazione di “Abbiamo pazientato 40 anni ora basta” visionario EP d’esordio dei Disciplinatha, una delle band più innovative e frontali della scena musicale tra la fine degli anni ‘80 e la seconda metà dei ‘90, Cristiano Santini, Dario Parisini e Marco Maiani, ovvero i ¾ della prima formazione dei Disciplinatha, tornano a dire la loro, sotto il marchio – sequel [Dish-Is-Nein].

Il percorso di mutazione che ha attraversato tutta la carriera dei Disciplinatha si veste di una nuova immagine, un nuovo inizio che non rinnega il passato, né i contenuti, né l’iconografia, né i protagonisti; eppure ne vuole prendere le distanze, fin dal nome.

A vent’anni dallo scioglimento ufficiale della band, Cristiano Santini, Dario Parisini e Marco Maiani sono i garanti della continuità artistica, e lo fanno a modo loro, tirando fuori un disco che poi non ha tanto da spartire con l’ultimo capitolo della combo bolognese. Ed è questo il vero cordone ombelicale, la libertà artistica. Il non suonare Disciplinatha è ciò che fa suonare “Dish-Is-Nein” Disciplinatha. Perché la creatura di Santini non è mai stata uguale a sé stessa, neanche prima. Però attenzione: gli elementi punk, industrial, e rock che hanno fatto grande la band in passato ci sono tutti.

Rimarcando il filo conduttore emotivo ed attitudinale mai spezzato, nemmeno dopo lo scioglimento della band nel 1997, il formato utilizzato per il nuovo lavoro è lo stesso dell’album di esordio dei Disciplinatha “Abbiamo Pazientato 40 anni ora basta”.

Dunque un EP su vinile bianco; 6 brani che riconsegnano al panorama morale nazionale la creatività di un collettivo in grado di valicare confini stilistici e comunicazionali arrivando dritti al Cuore del presente.

L’album vede la collaborazione del coro alpino di Monte Calisio, già presente con Disciplinatha per il live ‘’Questa è un’esercitazione” evento reunion estemporanea, in occasione della presentazione del box antologico + dvd documentario “Tesori della patria” nel novembre del 2012. Nel nuovo album regalano l’inimitabile patrimonio emotivo, culturale e corale della tradizione alpina Italiana in due sorprendenti brani: “La chiave della libertà” e “L’ultima notte”. Justin Bennet, batterista di Skinny Puppy, è il motore ritmico dell’album, mentre Valeria Cevolani, indimenticata voce femminile dei Disciplinatha, affila taglienti melodie su “Eva”. I testi sono frutto di una collaborazione con Renato Mercy Carpaneto, voce e guida degli inimitabili Ianva. Produzione artistica, registrazioni e mixaggi sono stati curati dallo stesso Cristiano Santini presso il Morphing studio di Bologna. Il mastering dell’album è stato curato da Giovanni Versari presso la Maestà studio di Tredozio.

Un EP di rinnovata freschezza, dove elettronica, industrial e cyberpunk si miscelano con bellicosa eleganza. Tappeti elettronici, marce doom, buoi elettrici, Ratzinger (quello vero!) e altri ingredienti difficili da scovare in un ricettario musicale, accompagnano e annunciano spesso in modo struggente le parole di Cristiano Santini.

Se a fine anni ‘80 i Disciplinatha sembravano provenire da un altro pianeta per l’aggressività inaudita delle sonorità e la sfacciata scorrettezza delle provocazioni, adesso incutono ancora timore per la forza della loro visione, quanto di più distante possa esistere dalla piatta mediocrità che troppo spesso affligge le produzioni nostrane.

Santini e i suoi esperti alchimisti producono 26 minuti di rabbia, amore, santità, poesia, parole sepolte, anime deportate, energia creativa. Questo è il disco che aspettavamo: fiero, glaciale, voluttuosamente ardito, austero, salace: una feroce lezione di stile in un’epoca di feroce sciatteria.

Sei canzoni dal mood e dallo stile differente, sei diverse facce di un cubo magico che stupiscono per la loro complementarietà nella diversità.

“Dish-Is-Nein” è un fulgido esempio di giovinezza artistica e maturità umana, questo piccolo grande disco è l’ennesima riprova di quanto abbiamo ancora bisogno di un approccio all’arte determinato a “spararle grosse”, che sappia appellarsi a orizzonti ambiziosi flirtando con strumenti pericolosi, capace di sconvolgere in profondità perché smuove corde che la fiacca retorica postmoderna sempre più di rado riesce anche solo a toccare.

Buon Rinascimento.

[Dish-Is-Nein]